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Presso la struttura SPRAR di Santa Marina, nel Golfo di Policastro,  (SA) i migranti protagonisti di un laboratorio di fotografia per valorizzare il territorio che li ospita.

Al contest fotografico “Cosa vedono i miei occhi” hanno partecipato tanti cittadini con l’invio di oltre cento immagini dal Cilento e dal mondo.


CONTEST FOTOGRAFICO “Cosa Vedono i miei occhi”

Si chiama “cosa vedono i miei occhi”il contest fotografico ideato ed organizzato a Policastro Bussentino nell’ambito delle attività di animazione culturale del progetto SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) del Comune di Santa Marina.

Il contest fotografico nasce in seguito ad un laboratorio di fotografia realizzato presso la struttura Sprar di Casa Emmaus.
 
 
Un vero e proprio percorso emozionale fatto dai migranti beneficiari e sostenuto dall’equipe multidisciplinare attraverso l’uso della macchina fotografica. Uno strumento di rivisitazione del proprio vissuto, ma anche uno strumento diretto di relazione con il territorio e con la comunità.

Da qui, l’idea di spingere ancora oltre l’obiettivo lanciando il contest fotografico “cosa vedono i miei occhi” che in poche settimane ha fatto registrare un’ampia partecipazione di fotografi dilettanti con circa 100 foto giunte dal Golfo di Policastro, dal Cilento e Vallo di Diano.

Lunedí 15 Gennaio 2018, a Policastro Bussentino, nel magnifico scenario del ristrutturato Convento di San Francesco, si è svolta  la premiazione dei vincitori.

L’evento, si è aperto con i saluti del Sindaco di Santa Marina Giovanni Fortunato, di Antonio Calandriello e Fiore Marotta rispettivamente presidenti delle Cooperative Sociali Tertium Millennium e Il Sentiero, enti gestori del progetto SPRAR.
Sono intervenuti Don Vincenzo Federico, parroco di Padula, da oltre venti anni impegnato nell’accoglienza dei migranti sul territorio diocesano, Maria De Biase dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Policastro Bussentino- Santa Marina, Mons. Antonio De Luca Vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro

La giuria che ha valutato le fotografie pervenute ha avuto quali suoi componenti Pietrina Paladino – Casa Stella Doroty Dream, Luciana La Terza-  artista, Lorenzo Lo  Torto , Ciriaco De Lio- Fotografi, Girolamo De Curtis ( consigliere comunale)  Biagina Grippo – giornalista,  Panayotis Parissis  – architetto.

«Operiamo sul territorio di Santa Marina come enti gestori del progetto Sprar da luglio 2014- dice Antonio Calandriello- accogliendo nuclei familiari di migranti spesso con minori in età scolare. Il progetto Sprar, che è un progetto di seconda accoglienza, ci consente di attivare anche alcuni tirocini formativi sul territorio per dare ai beneficiari l’opportunità di acquisire delle competenze professionali da indirizzare nel mondo del lavoro».   «Crediamo- dice Fiore Marotta- che le strutture di accoglienza debbano aprirsi sempre di più al territorio in cui sono calate.  Sono importanti dunque tutte quelle attività di animazione culturale che consentono di creare una relazione tra i migranti e le comunità»

Tutte le fotografie pervenute hanno costituito la scenografia espositiva della giornata di premiazione. In mostra anche le immagini scattate dai migranti nell’ambito del laboratorio fotografico.

«Abbiamo scelto una giornata vicina al 14 – dice Don Vincenzo Federico- data in cui la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018. Quest’anno abbiamo partecipato con le comunità di migranti presenti sul territorio del Vallo di Diano ad un momento di preghiera presso il Convento Sant’Antonio a Polla e in questa occasione abbiamo ricordato le 26 donne migranti morte nel Mar Mediterraneo e giunte al porto di Salerno».


Stefania Marino
 
 
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Oltre 20 ospiti del Cas (Centro di Accoglienza Straordinaria) di Salerno e dello Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) di Pontecagnano Faiano hanno partecipato per alcuni mesi ad un corso di ceramica tenuto dalla Bottega Solimene Art di Cava de’Tirreni. Il risultato è stato un’esplosione di tecnica e fantasia.



 



Si è concluso il 21 marzo scorso il corso base di ceramica rivolto ai migranti richiedenti asilo e rifugiati ospiti del Cas (Centro di Accoglienza Straordinaria) di Salerno e dello Sprar  (Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati) di Pontecagnano.
Un’iniziativa voluta dagli enti gestori, le cooperative sociali Tertium Millennium, Il Sentiero e l’Opera di un Altro e resa possibile grazie alla Bottega Solimene Art di Cava de’Tirreni.

Il corso ha visto per alcuni mesi i migranti calarsi nello straordinario mondo della ceramica: dalla conoscenza delle materie prime alla manipolazione libera, dalla smaltatura delle opere alla loro decorazione.
Grembiuli, pennelli e tanta fantasia sono stati gli elementi che hanno portato alla riuscita del corso terminato con la consegna di attestati di partecipazione da parte delle ceramiste della Solimene Art.

Tutti gli oggetti realizzati, mattonelle, piatti, sono rimasti nella disponibilità delle strutture di accoglienza.
«È stato un corso – dice Simona Fumo coordinatrice dello Sprar – che ha visto la partecipazione di oltre venti ragazzi e ragazze ospiti delle due strutture di accoglienza. Abbiamo potuto constatare la loro assiduità e l’entusiasmo creativo con cui hanno seguito ogni settimana le lezioni delle ceramiste. Siamo convinti che l’accoglienza debba essere necessariamente aperta all’esterno attraverso interventi di conoscenza e formazione per poter meglio avviare in futuro dei percorsi di inserimento sociolavorativo».
Stè.Mar.
 
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Diario

Da beneficiario Sprar a operatore all’interno della struttura di accoglienza

Il lavoro quotidiano a favore dei migranti

Tutti lo chiamano “Gigi” ma il suo vero nome è Amoako Kenneth. Tra le pareti di Casa Emmaus qui a Policastro Bussentino, Gigi, un po’ emozionato, ci aspetta per poterci raccontare la sua storia. Oggi, qui lui è di casa essendo diventato un operatore della struttura Sprar dove dal 2014 vengono ospitate famiglie migranti.

La sua vita inizia nel 1980 in una cittadina del Ghana e lì vive fino a quando nel 2005 decise di fare ciò che migliaia di altre persone facevano: raggiungere l’Europa. Come un disegno stampato nella mente, ci parla del viaggio soffocante nel deserto del Niger, di quel barcone partito dalla Libia, delle lacrime di chi non sa se in quel tratto di mare del Mediterraneo, vince la vita o la morte.

Gigi sbarca in Sicilia. Da lì va dritto nel Cara di Borgo Mezzanone nel foggiano dove avvia l’iter per il riconoscimento della protezione internazionale. Passano i mesi e gli anni. Comprende che deve rimboccarsi le maniche. Va a vivere a Castel Volturno in provincia di Caserta insieme ad un suo amico ghanese. Qui diventa manovalanza invisibile come migliaia di altri migranti, arruolati nell’agricoltura e nell’edilizia.

È qui che nasce il suo secondo nome “Gigi”. «Io sapevo già che mi chiedevi questo – dice sorridente Gigi- lo sapevo!». Tutto inizia quando andò a lavorare presso un’anziana del posto la quale aveva avuto in precedenza un aiutante di nome Gigi. Kenneth era troppo complicato per lei. E così come una passaparola, per tutti divenne Gigi. «Io non sapevo più come fermare questo nome. E va bene dissi, chiamatemi così». Tra un lavoretto e l’altro, Gigi pensa anche ai sentimenti. Fu qui a Castel Volturno che conobbe Joy, una bellissima ragazza nigeriana con cui decise di condividere la sua vita. Dopo vari spostamenti e peripezie per ottenere una forma di protezione umanitaria, Gigi e la sua famiglia, nel novembre del 2014 arrivano da beneficiari del progetto Sprar proprio  a Policastro Bussentino, frazione di Santa Marina.

L’esperienza del progetto Sprar avviata dall’amministrazione comunale guidata da Giovanni Fortunato era iniziata da poco. Gigi e Joy, aiutati e supportati dall’equipe crescono i loro tre figli, Emmanuel, Benjamin e Isaac. Gigi svolge un tirocinio formativo presso un’azienda del posto, i bambini frequentano la scuola dell’infanzia. Il tempo passa. E arriva anche il giorno in cui Gigi e la sua famiglia devono secondo le regole lasciare il programma Sprar. Devono andare via, trovare una casa e camminare da soli. È a questo punto che a Gigi, che oramai parla benissimo la lingua italiana, gli viene prospettata l’ipotesi di lavorare presso la struttura Sprar, occupandosi proprio del rapporto di mediazione con i migranti. Gigi, accetta. Studia e riesce anche a conseguire la patente di guida. Trova una casa sempre a Policastro dove vive con Joy e i bambini. L’ultimo arrivato, nato nel 2017 presso l’ospedale di Sapri, si chiama Gabriel.

Cosa significa, oggi per te, da migrante ex beneficiario di un progetto Sprar, lavorare qui come operatore? «Per me è una grande esperienza. Ho l’opportunità di far capire alle persone che arrivano qui la cultura del posto, le regole, l’importanza di imparare l’italiano».

Quale è la difficoltà più grande? « Molti migranti che arrivano qui sono carichi di aspettative e a volte anche di tante illusioni. Pensano che la vita è facile. E invece non sanno come è difficile avere i documenti, un lavoro, una casa».

Cosa dici ai tuoi figli dell’Italia, del Paese che ti ha ospitato? « Gli dico che qui hanno tante opportunità di diventare grandi uomini».

Stefania Marino

 

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Diario

Migrazioni e territorio: voce ai protagonisti
Parla la coordinatrice dei Progetti SPRAR di Eboli e Polla

 

Il primo approccio con il mondo dell’immigrazione Rosa De Maio, lo ha ad agosto del 2011, in piena Emergenza NordAfrica, quando a Polla, dove lei vive, arriva un gruppo di donne migranti provenienti dalla Nigeria. Rosa si trova subito ad affrontare la vulnerabilità e la fragilità di persone provenienti da esperienze fatte di traumi e violenze. Da allora, il suo percorso tra i migranti, non si è mai fermato. Laureata in Lingue e Letterature Straniere, in seno alla Cooperativa sociale Tertium Millennium, ha dato negli anni il suo contributo professionale nell’ambito della gestione dei centri di accoglienza straordinari di Eboli e di Sicignano degli Alburni. Oggi è la coordinatrice dei Progetti Sprar (Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati) di Eboli e di Polla.

Se dovessimo spiegare all’opinione pubblica, in parole semplici, quale è lo scopo di un progetto Sprar, diremmo che…

È un sistema di protezione pubblico che ha come obiettivo l’integrazione e l’autonomia dei migranti.

 

Si sente spesso parlare di “integrazione”. Ci sono storie a lieto fine, ci sono persone che sono riuscite a realizzare il loro progetto migratorio?

In questi anni, abbiamo avuto 5 beneficiari che durante il percorso Sprar hanno fatto dei tirocini di 6 mesi presso delle aziende locali.  Alla fine del percorso formativo gli è stato offerto un contratto lavorativo. Attualmente vivono a Polla in piena autonomia abitativa ed economica.

 

Quali sono le difficoltà maggiori che si incontrano oggi nel portare avanti progetto nell’ambito dell’immigrazione?

A volte lo scetticismo delle persone rispetto alla presenza di migranti sul territorio e rispetto alle azioni finalizzate alla loro integrazione. Registriamo però anche una certa difficoltà di integrazione da parte dei beneficiari. Non è semplice l’adattamento a un contesto sociale, culturale, totalmente diverso rispetto a quello di provenienza.

 

Polla ed Eboli. Quali sono attualmente i numeri dell’accoglienza e quali sono le attività svolte a favore dei migranti?

A Polla il progetto prevede 35 posti mentre ad Eboli  considerando anche i posti aggiuntivi 50. L’equipe che ogni giorno lavora nell’ambito di un progetto Sprar pianifica e prevede per i beneficiari corsi di orientamento legale, di educazione civica, di orientamento al lavoro, di alfabetizzazione. Alcuni migranti, frequentano il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (CPIA) di Eboli. Durante tutto l’anno, in armonia con il territorio, promuoviamo diverse attività multiculturali con il mondo della scuola e dell’associazionismo. Molta importanza hanno per i beneficiari tirocini formativi perché come già è accaduto possono trasformarsi in contratti di lavoro.  

 

Cinque sostantivi per definire il suo lavoro

Impegno,  passione, responsabilità, determinazione, empatia.

 

 

Stè.Mar







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Presso il CAS (Centro di Accoglienza Straordinario) di Battipaglia (SA) prende vita un’eccezionale iniziativa culturale:la nascita di una compagnia teatrale di migranti richiedenti asilo. L’hanno chiamata “Nero Invisibile”. Gli attori, guidati dal regista Egidio Carbone, si preparano per tutto il 2018 a esibirsi per le strade e nelle piazze.

 

Compagnia teatrale
“NERO INVISIBILE”
Tributo alle donne rifugiate
 
 
10 MARZO 2018
NOTA STAMPA
 
Si chiama “Nero Invisibile” la compagnia teatrale costituita da migranti richiedenti asilo presentata l’8 marzo scorso presso il Centro di Accoglienza Straordinario –  RO.DO.PA-  a Battipaglia (SA).
Un’iniziativa, condotta e curata da Egidio Carbone, drammaturgo e regista napoletano, ideatore della Teoria Artistica dell’Attore Costitutivo e mente di alcune opere teatrali e cinematografiche come La Bufaliera (2007), Guado (2014) e Caligo (2016).
L’incontro con i migranti del CAS di Battipaglia, gestito dalle cooperative sociali Il Sentiero, Tertium Millennium e L’Opera di un Altro, porta sin dal maggio 2017 all’avvio di un laboratorio che ha visto lo studio e la pratica della messa in scena sia teatrale che cinematografica. Un lavoro portato avanti quotidianamente e strettamente intrecciato con attività di apprendimento nell’ambito della scenotecnica e dell’arte dei costumi.
All’impegno del palcoscenico, nel corso dei mesi, si è aggiunto l’esercizio della manualità della lavorazione della creta e della cartapesta per realizzare una serie di maschere da impiegare nelle varie rappresentazioni teatrali.
 
 
La compagnia “Nero Invisibile” costituita da circa venti migranti  provenienti dal continente africano, è stata presentata in occasione della Giornata Internazionale della donna.
 
In questa occasione è andata in scena “Mamma Africa”:  un esercizio in cui i migranti hanno voluto rappresentare attraverso i loro corpi e le loro voci il dramma del cammino migratorio. A seguire, un corto teatrale comico e poi ancora “ Nero Invisibile”:  un breve lavoro audiovisivo realizzato negli spazi del centro di accoglienza per documentare il percorso di ricerca e introspezione svolto dai migranti, un video da cui emergono sguardi, volti, storie e sentimenti. Sul palcoscenico anche il ricordo e il dolore dello sbarco del 5 novembre 2017 quando giunsero a Salerno le salme di 26 donne nigeriane.
 
Il centro di accoglienza per richiedenti asilo, uno dei più grandi della provincia di Salerno,  quale officina di varie e diverse attività, è stato raccontato dagli operatori Antonio Romanelli e Carmen Rubino.
In prima linea, il protocollo d’intesa siglato dalla Tertium Millennium con il Comune di Battipaglia per l’impiego quotidiano dei migranti nella pulizia e nella cura degli spazi pubblici. E ancora il ruolo e l’importanza dell’istruzione con la frequentazione da parte dei cittadini stranieri richiedenti asilo dei corsi di lingua italiana presso il CPIA (Centro provinciale Istruzione Adulti) di Eboli. E poi ancora la realizzazione di un giornalino interno, a cura degli stessi migranti, chiamato “Il Continente nero” . Spazio anche allo sport con la partecipazione di alcuni ragazzi alla squadra di calcio dei Black Lions.
«Il modo migliore per gestire  l’accoglienza – ha detto Don Vincenzo Federico- è offrire a chi arriva opportunità di incontro, di conoscenza, di formazione ed espressione.  Più opportunità si danno più è possibile raggiungere dei livelli di integrazione»
La Giornata Internazionale della Donna è stata l’occasione per offrire idealmente un tributo alle donne rifugiate presenti, provenienti dal Centro di Accoglienza Straordinario di Salerno e dalle strutture Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) di Atena Lucana e Santa Marina. Donne giunte a Salerno in seguito ai diversi sbarchi succedutisi negli ultimi mesi. Donne mogli, madri, coinvolte in percorsi di istruzione e di inserimento lavorativo soprattutto attraverso i tirocini formativi.
 
E infine il progetto “For Your Smile” .  Un progetto delle donne per le donne.
Un laboratorio di sartoria avviato presso lo Sprar di Padula un anno fa e allargato a quello di Atena Lucana finalizzato alla realizzazione di copricapo da destinare alle donne che affrontano una patologia oncologica e il trauma della perdita dei capelli. Una staffetta della solidarietà resa possibile grazie alla collaborazione con l’Associazione Noi per te- Volontariato Oncologia e Cure Palliative.
 
Alla manifestazione hanno preso parte il Prefetto di Salerno Salvatore Malfi e il Sindaco di Battipaglia Cecilia Francese.
 
Teggiano, 10 Marzo 2018
 
Referente comunicazione
Stefania Marino
comunicazione@cooptertium.it
 
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Progetti Sociali


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