Diario

GIGI, IL MEDIATORE CULTURALE: « L’INTEGRAZIONE PASSA ATTRAVERSO L’IMPEGNO DI TUTTI»

Da beneficiario Sprar a operatore all’interno della struttura di accoglienza

Il lavoro quotidiano a favore dei migranti

Tutti lo chiamano “Gigi” ma il suo vero nome è Amoako Kenneth. Tra le pareti di Casa Emmaus qui a Policastro Bussentino, Gigi, un po’ emozionato, ci aspetta per poterci raccontare la sua storia. Oggi, qui lui è di casa essendo diventato un operatore della struttura Sprar dove dal 2014 vengono ospitate famiglie migranti.

La sua vita inizia nel 1980 in una cittadina del Ghana e lì vive fino a quando nel 2005 decise di fare ciò che migliaia di altre persone facevano: raggiungere l’Europa. Come un disegno stampato nella mente, ci parla del viaggio soffocante nel deserto del Niger, di quel barcone partito dalla Libia, delle lacrime di chi non sa se in quel tratto di mare del Mediterraneo, vince la vita o la morte.

Gigi sbarca in Sicilia. Da lì va dritto nel Cara di Borgo Mezzanone nel foggiano dove avvia l’iter per il riconoscimento della protezione internazionale. Passano i mesi e gli anni. Comprende che deve rimboccarsi le maniche. Va a vivere a Castel Volturno in provincia di Caserta insieme ad un suo amico ghanese. Qui diventa manovalanza invisibile come migliaia di altri migranti, arruolati nell’agricoltura e nell’edilizia.

È qui che nasce il suo secondo nome “Gigi”. «Io sapevo già che mi chiedevi questo – dice sorridente Gigi- lo sapevo!». Tutto inizia quando andò a lavorare presso un’anziana del posto la quale aveva avuto in precedenza un aiutante di nome Gigi. Kenneth era troppo complicato per lei. E così come una passaparola, per tutti divenne Gigi. «Io non sapevo più come fermare questo nome. E va bene dissi, chiamatemi così». Tra un lavoretto e l’altro, Gigi pensa anche ai sentimenti. Fu qui a Castel Volturno che conobbe Joy, una bellissima ragazza nigeriana con cui decise di condividere la sua vita. Dopo vari spostamenti e peripezie per ottenere una forma di protezione umanitaria, Gigi e la sua famiglia, nel novembre del 2014 arrivano da beneficiari del progetto Sprar proprio  a Policastro Bussentino, frazione di Santa Marina.

L’esperienza del progetto Sprar avviata dall’amministrazione comunale guidata da Giovanni Fortunato era iniziata da poco. Gigi e Joy, aiutati e supportati dall’equipe crescono i loro tre figli, Emmanuel, Benjamin e Isaac. Gigi svolge un tirocinio formativo presso un’azienda del posto, i bambini frequentano la scuola dell’infanzia. Il tempo passa. E arriva anche il giorno in cui Gigi e la sua famiglia devono secondo le regole lasciare il programma Sprar. Devono andare via, trovare una casa e camminare da soli. È a questo punto che a Gigi, che oramai parla benissimo la lingua italiana, gli viene prospettata l’ipotesi di lavorare presso la struttura Sprar, occupandosi proprio del rapporto di mediazione con i migranti. Gigi, accetta. Studia e riesce anche a conseguire la patente di guida. Trova una casa sempre a Policastro dove vive con Joy e i bambini. L’ultimo arrivato, nato nel 2017 presso l’ospedale di Sapri, si chiama Gabriel.

Cosa significa, oggi per te, da migrante ex beneficiario di un progetto Sprar, lavorare qui come operatore? «Per me è una grande esperienza. Ho l’opportunità di far capire alle persone che arrivano qui la cultura del posto, le regole, l’importanza di imparare l’italiano».

Quale è la difficoltà più grande? « Molti migranti che arrivano qui sono carichi di aspettative e a volte anche di tante illusioni. Pensano che la vita è facile. E invece non sanno come è difficile avere i documenti, un lavoro, una casa».

Cosa dici ai tuoi figli dell’Italia, del Paese che ti ha ospitato? « Gli dico che qui hanno tante opportunità di diventare grandi uomini».

Stefania Marino

 

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